La Settimana Santa in Sicilia racchiude religiosità ma anche tradizione e folklore.
Al di là dello spirito religioso, ognuna delle manifestazioni della settimana Santa, rappresenta un momento di Storia e Tradizione che vale la pena di vivere. La Settimana Santa che precede la Pasqua è scandita da processioni e celebrazioni varie, momenti suggestivi ricchi di tradizione e storia…
Nel 2006, il musicista Vinicio Capossela pubblica il suo sesto album “Ovunque proteggi”, nel quale dedica una canzone alla festa de “Il Gioia” di Scicli, dove al culmine della Settimana Santa, il giorno di Pasqua viene festeggiata la Resurrezione di Cristo e da qui il titolo “L’uomo vivo”.

«Mi stavo occupando di riti, per la realizzazione dell’album e mi trovavo proprio in Sicilia, ricchissima di eventi dove si mescola il sacro con il profano.

Ero andato a Modica per vedere la festa della “Madonna Vasa Vasa”. Dopo, come dei viandanti, ci siamo spostati a Scicli per la festa del Gioia. Sembrava una festa di Pasqua normalissima, ma a un certo punto fui folgorato da un boato fortissimo con l’uscita del Cristo Risorto dalla chiesa. La statua era sbilanciata lateralmente, in avanti, indietro e la processione, correndo, non accompagnava il Cristo: lo inseguiva gridando: Gioia! Gioia! Gioia! Un rito di passione, fede, paganesimo e gallismo, tutto insieme».

«Mi sembrava di sentire lo stupore che leggevo in Hemingway quando parlava dei tori slegati nei piccoli paesi dimenticati, senza una plaza de Toros per fare la corrida». Questa piccola città barocca, Scicli, che sorge all’incrocio di tre valloni, definita da Elio Vittorini “la più bella di tutte le città del mondo”, Capossela la paragona a una clessidra che capovolge il senso delle cose. «Perché rigira il verso del tempo. Siamo soggiogati e convogliati nel compatto tempo dell’utile, del produrre. Scicli, invece, è luogo che ci rinnova il senso del sacro, della festa e in ultima analisi, accesso e liberazione del divino che è in noi – e continua sorridendo – anche del divinamente inutile come correre dietro a una statua imbizzarrita e suonare per 1500 volte in due giorni lo stesso pezzo, la marcia reale del Busacca».

«Lo spettacolo dei monti iblei ci regala un paesaggio di frontiera», così Vinicio tratteggia quel lembo di Sicilia orientale bagnato dallo Ionio e aggiunge: «Sembra un western alla Sergio Leone, dalle profondità ancestrali che sarebbero sicuramente piaciute a Pasolini. Sembrano luoghi da Vangelo, da calvario: tutte quelle grotte e insediamenti rupestri»…

LA PASQUA IN SICILIA, tra sacro e profano
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